Storia dei diamanti naturali
 

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“I diamanti sono i migliori amici di una ragazza” cantava Marilyn Monroe … tuttavia è grazie alle loro proprietà e caratteristiche che i diamanti sono diventati molto ricercati fin dalla loro scoperta. Oggigiorno sono estremamente ambiti anche in campo industriale oltre che in gioielleria. Purtroppo, però, i diamanti vanno d’accordo anche con i soldati e in alcuni paesi africani sono diventati una delle principali cause di instabilità politica. Nell’attualità le più grandi miniere di diamanti sono quelle africane dell’Angola, Botswana, Congo, Ghana, Liberia e Sierra Leone. Gran parte delle pietre ritrovate in queste regioni alimenta terrificanti guerre civili e per questo motivo molte società che commerciano in diamanti hanno firmato nel 2000 un protocollo, con l’intento di tenersi lontani dai contrabbandieri dei cosiddetti “diamanti di guerra”. Queste guerre civili scatenate e mantenute vive dagli interessi di commercianti di diamanti senza scrupoli, sono state denunciate nel 2006 dal film di Edward Zwick “Blood diamond” – “Diamanti di Sangue” dove un ex mercenario della Rhodesia contrabbanda diamanti durante la guerra civile scoppiata in Sierra Leone sul finire degli anni Novanta. 

Probabilmente non si riuscirà mai a sapere come, quando e dove furono scoperti i primi diamanti. Però si sa che questi erano noti sin dai tempi antichi, tanto che la parola stessa “diamante” ha origine dal latino “adamàntem” e questa dal greco adàmanta, accusativo di adàmas, che dapprima significò “ferro durissimo” e che solo dopo Aristotele si applicò alla pietra. Il termine è composto dalla “a” privativa e “damac” (domare) quasi a voler dire indomabile; questo perché gli antichi lo reputavano indistruttibile. Già Plinio il Vecchio nel primo secolo, nella sua “Naturalis Historia”, decantava il diamante come la pietra più dura che esistesse. Da lì ad acquistare il significato simbolico di invulnerabilità il passo fu breve. Averlo con sé significava in qualche modo avere il potere sulla materia. 

Anche se attorno al X secolo furono rinvenuti alcuni diamanti nell’isola del Borneo, le quantità erano talmente piccole che non diedero mai luogo ad un vero e proprio commercio. Bisognerà arrivare alla metà del Seicento perché Jean-Baptiste Tavernier, viaggiatore al servizio del Re Sole Luigi XIV, scoprisse le miniere di Golconda sulla costa ovest dell’India. In queste miniere furono trovati il famoso Koh-I-Noor ed il celebre diamante del Gran Moghul che si dice sarebbe il diamante più grande mai trovato ma che è misteriosamente scomparso. I diamanti ritrovati nelle miniere di Golconda verranno importati dalle grandi repubbliche marinare di Venezia e Genova. 

Fu invece verso la fine del XIV secolo, con la scoperta del taglio “a brillante”, che i diamanti cominciarono ad essere utilizzati montati su anelli. L’inalterabilità della pietra ne fece acquisire un altro significato simbolico: quello di fedeltà matrimoniale e di eternità del legame amoroso. Il commercio di diamanti si intensificò nel XVI secolo con l’arrivo dei portoghesi nell’isola di Goa. Questa regione indiana è stata l’unico bacino diamantifero fino al 1720, anno in cui vennero scoperti diamanti anche in Brasile, lungo il fiume Jequitinhonhas a 500 km da Rio de Janeiro. Tali ritrovamenti permisero ai portoghesi di possedere un ingente quantità di sontuosi gioielli per la loro Corona. Il fascino orientale dell’India e la fama dei suoi diamanti era però talmente importante che, un po’ come succede con i marmi di Carrara, si arrivava a spedire i diamanti dal Brasile alla penisola asiatica per poi essere importati come diamanti provenienti dall’India. 

Siccome una delle due principali rotte commerciali dei diamanti passava per Venezia, questa divenne la più importante repubblica mercantile di tutto l’Occidente nel commercio dei diamanti. Venezia godeva infatti di un privilegio sulla strada che conduceva alle principali città della Germania meridionale, fino alla destinazione finale di Bruges nel Belgio, la città medievale meglio conservata di Europa, che si sviluppò diventando il più importante centro nel taglio dei diamanti fino alla fine del XIV secolo. Tuttavia nel giro di mezzo secolo iniziò il declino di Bruges a causa del progressivo insabbiamento dell’insenatura marittima dello Zwin, una delle più importanti riserve naturali del Belgio. Così si fece avanti un’altra città che sorge sulle rive della Schelda: Anversa. 

Anversa, primo porto belga, è il secondo porto in Europa dopo Rotterdam. Il commercio dei diamanti si spostò gradualmente in questa città che era in grado di offrire strutture più adeguate alle attività di compravendita. Oltre a tutti i significati simbolici già visti: invulnerabilità, indistruttibilità, potere sulla materia, e poi fedeltà ed eternità in amore, il diamante acquistò anche un significato di luminosità e splendore grazie al taglio rotondo detto “a brillante”, specialità degli abili artigiani anversesi. In precedenza il diamante era solo una pietra scura che fungeva da talismano e da ornamento per gioielli regali, come appare anche nei numerosi ritratti dipinti in quegli anni. Nel XVI secolo, Anversa diventò una città in piena espansione svolgendo un ruolo determinante nello sviluppo delle tecniche di lavorazione dei diamanti tanto che addirittura il re di Francia, Francesco I che regnò dal 1515 fino alla sua morte nel 1547, non si rivolse mai ai tagliatori di diamanti di Parigi ma fece ricorso alla straordinaria esperienza degli artigiani di Anversa che, a poco a poco, diventò il centro commerciale dell’intera Europa giacché il 40% circa del traffico mondiale di merci passava dal suo porto ed i diamanti occupavano una posizione privilegiata. 

Nonostante il commercio dei diamanti continuasse a prosperare, nella seconda metà del Cinquecento cominciò un’epoca di declino per Anversa. Questa decadenza fu dovuta ai contrasti religiosi tra cattolici e riformati che sfociarono in una guerra civile. Filippo II d’Asburgo, primo Re di Spagna e figlio legittimo dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V, ordinò la chiusura alla navigazione della Schelda e la città, isolata, andò incontro alla rovina. Fu così che Amsterdam prese gradatamente il posto di Anversa anche se quest’ultima non perse mai il suo prestigio tanto che ancora oggi è sede della Borsa dei diamanti, la più importante Borsa al mondo per il commercio dei preziosi. 

Alla fine del XVII secolo, Amsterdam assunse una posizione di primo piano perché era una città tollerante dal punto di vista sia civile sia religioso ma esercitò un regime di monopolio sull’industria e sul commercio dei diamanti. Da allora in poi Amsterdam rifornì Anversa di diamanti grezzi; dal momento che la città olandese tenne le pietre migliori per i suoi tagliatori di diamanti, Anversa fu costretta a lavorare con diamanti di qualità inferiore. Tuttavia gli artigiani anversesi riuscirono a trarre vantaggio da quegli anni difficili e diedero vita ad una scuola capace di trasformare pietre piccole e mediocri in gemme di straordinaria finezza e ottimamente lavorate.

Avevamo detto che intorno al 1720, furono scoperti diamanti anche in Brasile, lungo il fiume Jequitinhonhas. Tuttavia verso metà dell’Ottocento, la produzione brasiliana cominciò ad esaurirsi e così toccò al Sudafrica sostituirla. Come molte volte accade nella storia, fu un episodio particolare che permise la scoperta dei diamanti in Sudafrica nel 1866. Una bambina di una famiglia di contadini emigrata in Sudafrica si trovava a giocare con una pietra scintillante che le aveva dato il fratello. Un vicino di casa la vide ed intuì che la pietra potesse trattarsi di un diamante. Così era. Si trattava del famoso diamante “Eureka” che, anche se non era una pietra pura, diede origine ad una febbre di ricerca che ebbe il suo apice tre anni dopo con uno dei più spettacolari rinvenimenti della storia: la cosiddetta “Stella del Sudafrica”, un diamante che grezzo pesava 83,50 carati, tagliato poi a forma di goccia di 47,75 carati.

Alla stessa stregua dell’oro, iniziò una forsennata corsa ai diamanti in quello che divenne il Kimberley Hole, dai cui camini vulcanici furono rinvenute le pietre preziose. Si imposero i gruppi della “Compagnia francese delle miniere del Capo”, la società dei fratelli Barnato e la compagnia di Cecil Rhodes. Nel 1888, la Cecil Rhodes assorbì le altre due dando vita alla ascesa della più famosa società di diamanti al mondo: la “De Beers Consolidated Mining Company”. 

Le successive attività di esplorazione ed estrazione permisero di rifornire l’Europa di enormi quantità di diamanti grezzi. Questo grande afflusso di pietre grezze procurò lavoro a migliaia di artigiani e così Anversa riprese la sua vecchia tradizione risalente a molti secoli che gli attribuiva un’esperienza senza uguali nel taglio delle pietre preziose. Affinché Anversa potesse mantenere intatta la propria tradizione e la propria reputazione, diventò necessario creare una gestione centralizzata che fosse responsabile nel trattamento dei diamanti. Per tale motivo fu istituito l’“Hoge Raad voor Diamant” cioè l’Alto Consiglio per i Diamanti.
 

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