Perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione
Salmo 15, 10 (Davide)
Da sempre alla morte ha fatto seguito la corruzione del corpo. Anche le cerimonie funebri più fastose ed i sepolcri più splendidi non hanno potuto evitare questo destino. Le urne etrusche con le loro ceneri sono diventate oggetti da museo, e nei più grandi mausolei sostano turisti incuriositi e si rincorrono i gatti.
Finché è vivo (ed autosufficiente) il superstite, il sepolcro è oggetto di visite e di cura. Ma poi? I figli hanno amato i genitori, ma sono troppo occupati. I nipoti hanno amato i nonni, ma forse non saprebbero nemmeno ritrovarne la tomba. Come è triste un loculo dimenticato, con la lampada spenta e gli ultimi fiori rinseccoliti pendenti da un vasetto asciutto.
Tutto questo è naturale, ed è forse anche giusto, perché la tomba segna solo il luogo dove è stato deposto il defunto, ma non è Lui. Ma oggi è possibile, per chi lo vuole, avere sempre con sé Lui in persona, reso incorruttibile per sempre, perché il diamante è incorruttibile. Il diamante è diamante per sempre. Può essere conservato in cassaforte, come cosa rara e preziosa. Può essere trasformato in un gioiello da portare su di sé, un gioiello che certamente passerà dalla madre alla figlia, e da questa al nipote. A cambiare della moda forse cambierà la montatura, ma il diamante rimane quello, immutabile. E se un nipote lo donasse alla sua ragazza come anello di fidanzamento, non sarebbe un aprirsi di Lui ad una nuova vita?
Certo, tutto ha un costo: si tratta di riprodurre, in alcuni giorni, ciò che la natura compie in milioni di anni. Ma anche l’assegnazione di un loculo costa varie migliaia di euro, e per un periodo di tempo limitato, mentre, lo ripetiamo, un diamante è praticamente eterno.
Marcello Pagliari